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LEONARDO SCIASCIA: PAROLE, SILENZI, SPERANZE


"Io credo che le sole cose sicure in questo mondo siano le coincidenze". Se è vero quanto diceva, allora anche io ho una piccola certezza fra le tante "coincidenze" della vita. Ovvero che non può essere stato un caso se io mi sono imbattuto nella scrittura di Leonardo Sciascia. Credo fosse scritto già, perché da quel momento in poi per me sono cambiate tante cose.




Anche per questo amo parlare di lui ogni volta che ne ho la possibilità. Tanto più oggi, che ricorre il centenario della sua nascita, avvenuta l'8 gennaio 1921, nella sua Racalmuto, in provincia di Agrigento. Cittadina in cui riposa tuttora. In quella Sicilia amata e odiata, raccontata attraverso fiumi d'inchiostro pieni di verità, illusorie speranze, rassegnazione e amaro umorismo.
Che si tratti di racconti, romanzi, o semplici articoli di giornale, Sciascia ha saputo mettere a nudo un mondo fatto di credenze popolari, silenzi, paure, emozioni, sotto il calore del sole di un' isola che, per quanto meravigliosa e luminosa, ha sempre avuto un lato oscuro. Lo stesso "margine" che lo scrittore ha saputo analizzare spostandosi anche sul resto d'Italia, attraverso saggi e scritti volti soprattutto a far luce (o quanto meno ad illustrare) sui grandi misteri italiani, cercando una risposta alle grandi "domande" che hanno scosso l'opinione pubblica nella seconda metà del secolo scorso.
Un modo di raccontare caratterizzato da un uso sapiente della parola, da una minuziosa ricerca, che da più di dieci anni, e cioè da quando ho "conosciuto" Leonardo Sciascia, continua ad affascinarmi e ad ispirare costantemente la mia scrittura. Ebbene, per omaggiarlo in questa piacevole ricorrenza, vi ripropongo l'articolo da me redatto poco più di un anno fa, in occasione del trentennale della sua scomparsa, in cui ho raccontato di lui, delle sue opere ma anche del nostro personalissimo "incontro", avvenuto durante un lungo viaggio in treno.

L'articolo è fruibile al seguente link:

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