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 IL QUESTORE MARZANO: DALL'ARRESTO DEL DUCE AL DIVERBIO COL VIGILE CHE ISPIRO' IL FILM DI ZAMPA


"Ma tu sai chi sono io? Tu non mi riconosci, o fingi di non riconoscermi?". Sono queste le fatidiche parole volte dal sindaco/De Sica all'integerrimo vigile Celletti/Sordi, allo scopo di indurlo a non procedere col verbale della contravvenzione appena contestatagli. Il prosieguo dell'esilarante film di Luigi Zampa, "Il vigile", è storia nota: il povero Celletti verrà completamente "smontato" in termini di onestà ed integrità morale, mettendo in mezzo la sua vita privata (convivente con donna già sposata, il cognato che macella clandestinamente, la sorella dedita alla prostituzione) per il solo sbaglio di essersi permesso di multare il primo cittadino che, tra l'altro, lo aveva "raccomandato" e fatto assumere dal capo dei vigili della città.



Alberto Sordi e Vittorio De Sica ne "Il vigile" (1960) di Luigi Zampa.


Quell'intreccio narrativo, tuttavia, era ispirato ad un evento che accadde realmente a Roma nell'estate del 1959, un anno prima dell'uscita del film, e che vide coinvolto l'allora questore dell'Urbe Carmelo Marzano, che da quel momento in poi vide la sua carriera precipitare nell'anonimato.



Carmelo Marzano.


Eppure, l'integerrimo Marzano aveva dalla sua un curriculum di tutto rispetto. Nato a Napoli esattamente centodieci anni fa, il 30 gennaio 1911, salì agli onori della cronaca ancora giovane quando nel luglio 1943, da commissario di PS a Roma, partecipò all'arresto di Benito Mussolini - per volere del re Vittorio Emanuele III -, portandolo via in segreto da Villa Ada a bordo di una autoambulanza della polizia.

A soli trentanove anni divenne questore e tra gli anni '40 e '50 prestò servizio in diverse località: da Modena a Trieste, da Reggio Calabria - dove fece arrestare un numero cospicuo di latitanti della 'Ndrangheta - a Palermo, dove nel 1950 arrestò Gaspare Pisciotta, membro della banda del bandito Salvatore Giuliano che, tra le altre cose, fu tra i responsabili della Strage di Portella della Ginestra, nel 1947.

Alla fine degli anni '50, poi, fu nominato questore di Roma e proprio lì la sua immagine comparve nuovamente sulla stampa a seguito dell'episodio che colpì a tal punto Zampa tanto da dedicargli un film.

Il questore Marzano venne fermato lungo la Cristoforo Colombo, a Roma, dall'allievo vigile Ignazio Melone per aver commesso un sorpasso vietato. A quel punto il Marzano si sarebbe rivolto al vigile con parole quasi intimidatorie, del tipo "Lei non sa chi sono io", proprio come De Sica si rivolge a Sordi nel film. E da quel momento per il vigile Melone si aprì un lungo calvario, che lo vide processato anche per sfruttamento della prostituzione. Ma al questore Marzano le cose non andarono molto meglio. La sua carriera ne risentì profondamente. Venne infatti prima trasferito a Venezia nell'estate del 1960 e poi "rinchiuso" al ministero fino al 1975, quando andò in pensione, concludendo la sua vita rocambolesca - sotto vari punti di vista - nell'ottobre del 1983, a Pozzuoli.

Un'esistenza spentasi, dunque, nell'oscurità più profonda. E ancora oggi di questo illustre funzionario di PS si ricorda poco o nulla, eccezion fatta per quel piccolo screzio stradale col vigile Melone, che segnò la fine della sua brillante carriera. Forse proprio perché la sua triste vicenda  - sebbene in parte romanzata - venne immortalata sul grande schermo da un indimenticato regista e da altrettanto celebri attori: giusto per non smentire il fatto che il cinema, dopotutto, ha da sempre fatto storia.

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