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 TRILUSSA, ANIMA DE ROMA


 "L’ Omo disse a la Scimmia: 

-Sei brutta, dispettosa: ma come sei ridicola!

 ma quanto sei curiosa! Quann’ io te vedo, rido: rido nun se sa quanto!…

La Scimmia disse : – Sfido! T’ arissomijo tanto!". 


Avevo una decina d'anni, frequentavo le elementari, e da allora questi versi non l'ho mai più dimenticati. Già allora apprezzavo la poesia, ma ciò che mi colpì in particolar modo fu innanzitutto il romanesco (lingua che adoro tuttora) e poi questa ironia fatta di animali personificati, in grado di esprimete i difetti e le ipocrisie di noi cosiddetti "esseri superiori".



Infatti, il suo autore, Trilussa, amava ricorrere al regno animale per poter descrivere ciò che vedeva intorno a sé. Uomini e donne, adulti e bambini, poveri e ricchi, conosciuti ed osservati nella sua Roma, dove nacque il 26 ottobre 1871, e dove visse fino alla fine dei suoi giorni, sopraggiunta settant'anni fa esatti, il 21 dicembre 1950.

Carlo Alberto Camillo Mariano Salustri, per l'anagrafe, visse un'infanzia misera (segnata dalla prematura scomparsa del padre e della sorella), fatta di studi portati avanti con poco impegno, ma anche di una fantasia innata che risultò la sua carta vincente. Sulle impronte di Gioachino Belli, anch'egli riuscì a raccontare la sua città, tra difetti, virtù e contraddizioni, con un occhio volto soprattutto all'uomo e alle sue pene. Trilussa è senza dubbio ricordato come il poeta dialettale che, unendo il vernacolo ai versi  poetici, scrisse indimenticabili sonetti volti a beffeggiare la politica e le istituzioni, perfino negli anni bui del Ventennio, in cui - nonostante si dichiarasse apertamente non-fascista - riuscì a sopravvivere proprio grazie alla sua fama di poeta e di cantore dell'Urbe. 









In alto, altre celebri poesie di Trilussa.


Ma in Trilussa si trova anche un riferimento all'uomo in quanto essere perennemente in bilico tra realtà, illusioni, sogni. L'amore, la Fede (in una celebre lirica letta anche da Papa Luciani nel suo brevissimo pontificato), la speranza, la malinconia, sono tematiche presenti nelle centinaia di liriche, favole ("rimodernate") e sonetti da lui vergati con passione e disincanto, attraverso battute sagaci e riferimenti concreti alla realtà quotidiana, per anni pubblicate sui quotidiani (in primis "Il Messaggero") e poi confluite in raccolte, pubblicate in edizioni integrali anche dopo la sua scomparsa. Versi e rime eccentriche, proprio come lui, Trilussa, "l'anima de Roma", vissuto senza riserve, tra sbeffeggiamenti e risate, tra debiti ed amori, e accudito dalla fedele Rosa Tomei: sua compagna (poetessa anch'ella), madre, sorella, governante, fino alla fine dei suoi giorni, sopraggiunta neanche due settimane dopo la nomina a senatore a vita da parte del presidente Luigi Einaudi.

Però si sa, gli artisti non muoiono mai, e infatti la sua figura, elegante e raffinata, è ancora "viva", come se fosse ancora qui in mezzo a noi. E dopotutto è vero, perché ancora oggi possiamo gustarci i suoi straordinari componimenti: così autentici e sinceri, dissacranti e arguti, ma soprattutto incredibilmente attuali.


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