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MARIA MICHI: IL "VOLTO" DEL NEOREALISMO

La sua immagine è legata al cinema spontaneo e "realistico" del Dopoguerra. Fu proprio con uno dei "padri" del neorealismo, Roberto Rossellini, che Maria Michi debuttò con successo sul grande schermo. Forse anche per questo quando se ne andò, ormai quarant'anni fa, di lei non si ricordava più nessuno, e da tempo. Eppure, la sua carriera, iniziata quasi per caso, sembrava prometterle molto.
La sua vicenda artistica, infatti, cominciò al Teatro Quattro Fontane di Roma - città in cui nacque il 14 maggio 1921 - , dove lavorava come maschera.





Bella, alta, dal volto espressivo e lo sguardo triste, venne scoperta nientepopodimeno che da Eduardo De Filippo, il quale, dopo averla conosciuta, la definì "un'orchidea in un vaso da notte". Dopo l'esordio in teatro con il Maestro, la Michi lavorò anche nella rivista, esibendosi accanto a Totò e ad Anna Magnani in "Con un palmo di naso" di Michele Galdieri, tra il 1941 e il 1943. Proprio in quegli anni, conobbe l'attore Renato Cialiente, col quale ebbe una relazione terminata con la morte di lui - investito da una camionetta dei tedeschi nel 1944.
Ma fu grazie a Sergio Amidei, il suo nuovo compagno, che la presentò a Roberto Rossellini, che Maria Michi debuttò sul grande schermo in uno dei maggiori capolavori del neorealismo, "Roma città aperta", nel 1945, accanto ad Anna Magnani ed Aldo Fabrizi.



                                                 Maria Michi con Giovanna Gallenti in "Roma città aperta".


Col ruolo della prostituta tossicodipendente che denuncia il suo amante alla Gestapo, per la Michi sembrarono spalancarsi le porte del cinema. Nel 1946, tornò a vestire quasi gli stessi panni in "Paisà", ancora diretta da Rossellini, mentre l'anno successivo recitò in "Fatalità" di Giorgio Bianchi, con Amedeo Nazzari e Massimo Girotti.

            
                                                       In alto, Maria Michi con Gar Moore in "Paisà".

                                                        In basso, con Massimo Girotti in "Fatalità".

                        



Col passare del tempo, però, si presentò sempre meno l'occasione giusta, e preferì dedicarsi al teatro. Con la compagnia di Guido Salvini, recitò in "Lettere d'amore" (1949), accanto a Paolo Stoppa, Vittorio De Sica e Andreina Pagnani,  mentre in quella di Vito Pandolfi recitò in "Europa incontro all'alba" (1955).
Nello stesso periodo, inoltre, Maria Michi conobbe il principe Augusto Torlonia, col quale convolò a nozze nel 1949. Una unione inizialmente segreta, ed anche "strana", visti i trascorsi dell'attrice: tenace donna impegnata nella Resistenza come "staffetta" per conto di Palmiro Togliatti e Nilde Iotti. Tuttavia, l'ex partigiana neonobile, lo amava davvero, ma le cose non andarono come sperava. Si separarono pochi anni dopo, a San Marino - dove il principe si era trasferito - , e nel 1956 ottennero l'annullamento anche in Italia.



                                                                  Maria Michi in "Ultimo tango a Parigi".


La Michi tornò così nuovamente sulla scena, ma i tempi erano cambiati. Il periodo neoralista, quello della spontaneità e della verosimiglianza, era terminato e così dovette adattarsi alle circostanze. Riapparve ancora in alcune pellicole, tra gli anni '60 e '70, ma in ruoli per lo più marginali.
Nel 1972 recitò anche in "Ultimo tango a Parigi" di Bernardo Bertolucci, e quattro anni dopo apparve per l'ultima volta in  "Salon Kitty" di Tinto Brass.
Ormai ingrassata, invecchiata, non era più quella "orchidea" di cui parlava Eduardo. E infatti, non molto dopo, quel bel fiore appassì. Il 6 marzo 1980 - anche se la notizia venne divulgata soltanto il giorno dopo - Maria Michi se ne andò, a soli cinquantotto anni, nella casa di sua sorella a Grottaferrata, alle porte di Roma,

Eppure, "Roma città aperta" e "Paisà" sono film immortali, ancora oggi amati, apprezzati, e legati ad un tempo in cui tutto sembrava più bello, possibile, seppur con tanta sofferenza e miseria in più. Proprio in virtù di ciò, ho ritenuto giusto ricordare questa grande interprete italiana: bella, talentuosa, forse sfortunata, ma incredibilmente "vera". Proprio come quel cinema neorealista a cui diede il proprio volto.

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