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DONNE CHE CE L'HANNO FATTA. WANDA TETTONI E BRUNELLA BOVO: "VOCE" E "SGUARDO" DEL CINEMA ITALIANO

 Come celebrare l'8 marzo, festa della donna, se non ricordando due grandi artiste nate proprio in questo giorno e che, in misura diversa, hanno dato il loro contributo allo spettacolo italiano.
Una è Wanda Tettoni, storica doppiatrice, l'altra è Brunella Bovo, un'attrice quasi dimenticata oggi ma che è stata protagonista di due importanti pellicole del Dopoguerra.
Sicuramente Wanda Tettoni è la più nota. Nata a Siena l'8 marzo 1910, esordì nel mondo dello spettacolo ancora adolescente, come protagonista de "L'uccellino azzurro" di Maurice Maeterlinck, per poi recitare in numerose compagnie teatrali.


A sinistra, Wanda Tettoni, a destra, Brunella Bovo.

                                               


Sebbene dotata di gran fascino e presenza, la Tettoni trovò nella voce il suo vero punto di forza. Cominciò  all'EIAR, negli anni '40, come interprete di radiodrammi e varietà - ottenendo il prestigioso "Microfono d'Argento" nel 1951 -, per poi dedicarsi quasi esclusivamente al doppiaggio cinematografico, fondando prima la storica compagnia C.D.C. e poi la C.V.D., negli anni '70, e lavorando al fianco delle più grandi "voci" italiane, come Renato Turi - col quale lavorò anche in radio -, Carlo Romano, Pino Locchi, Lydia Simoneschi e Giuseppe Rinaldi.



Alcune Dive doppiate da Wanda Tettoni. Da sinistra: Lucille Ball, Katharine Hepburn, Ginger Rogers e Bette Davis.



Tra le sue interpretazioni si ricordano la voce della madre dello psicopatico protagonista di "Psyco" di Alfred Hitchcock, oppure quella di Liana Del Balzo in "Profondo rosso" di Dario Argento.
Ma doppiò anche star come Katharine Hepburn, Ginger Rogers, Lucille Ball e Bette Davis, oltre a numerosi personaggi animati. La sua carriera proseguì fino alla fine dei suoi giorni. Infatti, tra i suoi ultimi doppiaggi, troviamo quello di Gloria Stuart, nei panni di Rose anziana in "Titanic" nel 1997, un anno prima della sua scomparsa - avvenuta il 7 marzo 1998.
Storia differente per Brunella Bovo, un' attrice che non ha avuto di certo una carriera brillante ma che, nel suo piccolo, ha lasciato un segno. Nata a Ponso (Padova) l'8 marzo 1930, Brunella sognava fin da piccola di fare l'attrice. Provò ad entrare al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, ma non vi riuscì. La fortuna, però, l'aiutò.


In alto, Brunella Bovo con Francesco Golisano in "Miracolo a Milano".
In basso, con Alberto Sordi ne "Lo sceicco bianco".


                                     

 Brunella Bovo, infatti, venne scelta da Vittorio De Sica come protagonista di "Miracolo a Milano" (1951). L'anno successivo, nel 1952, fu invece ingaggiata da un altro grande regista, Federico Fellini, ancora come protagonista, accanto ad Alberto Sordi, nei panni della giovane sognatrice appassionata di fotoromanzi ne "Lo sceicco bianco".
Un ottimo trampolino di lancio per una ragazza "presa dalla strada" e che sembrava promettere molto. Giovane, graziosa, con quel suo sguardo languido e l'aria malinconica, sembrava perfetta per le pellicole del tempo. Ed in effetti, continuò a recitare ancora, fino alla metà degli anni '60, seppur in pellicole di minor pregio e mai in ruoli di primo piano. Tra le sue ultime interpretazioni, ricordiamo alcuni sceneggiati Rai come "Le avventure di Laura Storm" e "Il Circolo Pickwick".
Da allora, il suo nome scomparve dalla cronache cinefile per poi riapparire soltanto tre anni fa, il 21 febbraio 2017, quando ne venne annunciata la morte.

Ho deciso di dedicare un articolo ad entrambe perché ritengo che sia Wanda Tettoni che Brunella Bovo rappresentino due donne che nel mondo del cinema, anch'esso un mondo
"maschile", hanno saputo ritagliarsi un proprio spazio. Wanda Tettoni, con la sua voce, ha fatto grande il doppiaggio italiano, insieme ad altri nomi illustri come la sopracitata Simoneschi e Maria Pia Di Meo. Brunella Bovo, invece, con il suo sguardo dolce, la sua semplicità, ha fatto breccia nel cuore del pubblico, passando alla storia proprio come i due capolavori del cinema del Novecento da lei interpretati. Insomma, per celebrare adeguatamente la donna in questa ricorrenza, credo che la "voce" di Wanda e lo "sguardo" di Brunella siano l'esempio più calzante: donne che ce l'hanno fatta perché ci hanno provato.

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