Passa ai contenuti principali
CHET BAKER: "SOFFIO" SENSIBILE DI UN ANIMO TRISTE

 È stato uno dei più grandi trombettisti jazz del mondo. Con la sua "faccia d'angelo" e quell'animo malinconico che fuoriusciva ad ogni singola nota, Chet Baker ha trasformato la propria inquietudine,
i propri pensieri tristi in musica.




Musica che, si può dire, cominciò a "respirare" fin dalla nascita, a Yale, nell'Oklahoma - dove nacque il 23 dicembre 1929. Chesney Henry Baker era infatti figlio di un chitarrista professionista.
Fu proprio il padre a mandarlo alla Glendale Junior High School, per studiare musica. Cominciò a suonare il trombone - regalatogli dal padre -, per poi passare alla tromba in quanto più maneggevole per lui. La costanza non fu mai il suo forte: lasciò la scuola, si arruolò nell'esercito suonando nella banda, prima a Berlino (dove fu inviato), poi a San Francisco, nella Sesta Armata.
In quegli anni, però, imparò bene a suonare la tromba, e così - congedatosi dall'esercito - cominciò ad esibirsi nei jazz club.
La svolta, arrivò nei primi anni '50, quando entrò a far parte della band di Charlie Parker e, successivamente, in quella di Gerry Mulligan.
Ben presto, Chesney divenne "Chet", uno dei più apprezzati trombettisti jazz della West Coast, tra Los Angeles e San Francisco. Fondò una propria band, dove oltre a suonare cantava.
Fece molte tournée in Europa, soggiornando anche in Italia. Collaborò con molti musicisti italiani. Insieme al compositore  Piero Umiliati, realizzò la colonna sonora del film "Audace colpo dei soliti ignoti" di Nanni Loy.
Inoltre, prese parte anche ad un film musicarello, nel ruolo di se stesso: "Urlatori alla sbarra" (1960) di Lucio Fulci, con Mina, Adriano Celentano e Joe Sentieri.
La sua carriera, però, fu minata dai problemi di alcol e droga, soprattutto eroina. Venne arrestato diverse volte, sia in Italia che in Germania ed Inghilterra, durante i suoi concerti. Nel 1966, poi, ci fu un evento che rischiò di portare a termine la sua carriera: a seguito (pare) di una discussione con degli spacciatori, si ruppe la dentatura anteriore, colpito da una bottiglia. Sparì dalla scena per un po'.
Ma la sua passione era forte e, messa la dentiera e modificata la tromba, tornò nuovamente a suonare, a far parlare la sua anima e mettere in musica i suoi pensieri. Uno dei suoi ultimi regali fu una bellissima cover del brano "Almost Blue", uscita un anno prima della sua scomparsa.
Il 13 maggio del 1988, il corpo di Chet venne ritrovato senza vita su un marciapiede, sotto le finestre del Prins Hendrik Hotel ad Amsterdam. Probabilmente sotto effetto di droghe, il cantate sarebbe caduto dalla finestra della sua camera al terzo piano dell'hotel. Sebbene questa sia la versione ufficiale, sono ancora in molti oggi a metterla in dubbio.
Ma poco importa, in fondo. A novant'anni dalla sua nascita, continua a valere la frase scritta sulla targa posta vicino al luogo della sua morte: "Egli vivrà nella sua musica per tutti quella che vorranno ascoltarla e capirla".
Ed è proprio così. Chet Baker continua a vivere ancora oggi nel "soffio" della sua tromba, in quelle note tristi, voce di un animo sensibile quanto la sua musica.

Commenti

Post popolari in questo blog

LILIANA RIMINI, LA MERAVIGLIA DI UN SOGNO « Non sembra ma ho tanti, tanti anni e tante esperienze […] di coraggio e di forza ». Non sembra, per davvero, osservandola nella sua figura minuta, nel suo sguardo limpido, da anziana rimasta bambina nell’animo, con la capacità di “filosofare”, come avrebbe detto Aristotele, ovvero di guardare il mondo con gli occhi della meraviglia. Liliana Rimini, classe 1929, milanese doc, esuberante ed elegante in un tailleur bianco e nero sembrava una ragazzina nel paese dei balocchi martedì mattina, quando all’Ospedale Antonio Cardarell i di Napoli, frutto dell’estro, della passione e dell’impegno del suo papà, l’architetto Alessandro Rimini, ha visto prendere forma quel sogno custodito per anni in un cassetto e ormai quasi assuefattosi alla polvere del tempo e del rimpianto mai svanito.  Liliana Rimini. Il suo papà, diplomato all’Accademia di Belle Arti di Venezia, soprintendente ai monumenti di Trieste e Venezia Giulia, uno degli architetti più br...
  CIAO, PINO! Una voce roca e profonda. Un’anima gentile. Un uomo affascinante. La sintesi perfetta della sua grandezza sta tutta in questi dettagli. Pino Colizzi e ra uno dei migliori doppiatori che il cinema italiano abbia mai avuto. Le sue “corde” ci hanno regalato attimi di profonda emozione, modellandosi al corpo a cui erano destinate, all’incisività del ruolo da interpretare.  Che fosse Christopher Reeve in Superman , che fosse il Gesù (Robert Powell) del kolossal di Zeffirelli, che fossero Alain Delon o Michael Douglas, la sua voce coglieva ogni sfumatura possibile. Classe 1937, romano di nascita - cresciuto tra Paola, in Calabria, e Bari, dove mosse i primi passi in palcoscenico -, diplomato all’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico , Colizzi ha lavorato con i più grandi registi: da Bolognini a Zeffirelli, da Visconti a Patroni Griffi, passando dal cinema al teatro. Il suo volto, tuttavia, è legato soprattutto alle grandi interpretazioni televisive, da Tom Jones...
  L’UMANITÀ NEGLI OCCHI DI CHERNOBYL Me li ricordo, i bambini di Chernobyl. Gli esuli di una catastrofe che distrusse villaggi, svuotò case, cambiò per sempre vite. Me li ricordo, quei bambini, perché ero bambino anche io. Dieci anni dopo quel disastro del 26 aprile 1986, quando uno dei reattori (il numero 4) dell’orgoglio sovietico, spauracchio atomico in una Guerra Fredda ormai in via di scongelamento, esplose incendiando i cieli socialisti ai confini con l’Europa, alcuni di quei bambini li conobbi.  Vennero nella mia città, coi loro capelli biondi, la loro spensieratezza che era anche la mia, ma una strana luce negli occhi che celava qualcosa dietro l’allegria ritrovata. Quell’esplosione nucleare, quel terremoto chimico che si aggiunse ai movimenti tellurici politico-socialisti tra perestrojka e “operazione trasparenza” ( glasnost ) sotto l’egida di Gorbaciov, aveva tolto loro il futuro. Quel futuro che meritano tutti i bambini del mondo. Chissà che fine hanno fatto...