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RICHARD GERE, SETTANT'ANNI CON STILE

Spalle larghe e fisico prestante. Una chioma fluente ormai imbiancata dagli anni, ma il medesimo sorriso e  quello sguardo profondo che hanno fatto innamorare milioni di donne. Richard Gere, attore e sex-symbol di fama mondiale, compie oggi settant'anni e non sembra risentire affatto del peso del tempo, nonostante una lunghissima carriera cinematografica e un parallelo impegno nel sociale -
che lo ha visto, ad esempio, partecipe in prima persona qualche settimana fa al largo di Lampedusa, con gli attivisti di Open Arms.



Figlio di una casalinga e di un agente di assicurazioni di origini anglo-irlandesi, Richard Gere nasce a Philadelphia, in Pennsylvania, il 29 agosto del 1949. Dopo essersi diplomato alla North Syracuse Central High School, si iscrive alla Facoltà di Filosofia dell'Università del Massachusetts ma, poco dopo, abbandona gli studi per dedicarsi completamente al teatro.
Comincia esibendosi in piccole compagnie dilettantistiche fin quando, nel 1973, debutta sul palcoscenico in una rappresentazione teatrale del musical "Grease".
Il debutto sul grande schermo risale al 1975 in "Rapporto al capo della polizia", di Milton Katselas. La sua prima grande prova è considerata però l'interpretazione di "Tony Porto" ne "In cerca
di Mr. Goodbar" di Richard Brooks, del 1977.
Gli anni '80 rappresentano la sua consacrazione a vera e propria star di Hollywood. Nel 1980, infatti, raggiunge la fama internazionale con "American Gigolò" di Paul Schrader, divenendo ufficialmente
un sex-symbol a livello mondiale.



Richard Gere. A sinistra, con Debra Winger in "Ufficiale e gentiluomo"; a destra, con Julia Roberts in "Pretty Woman".


Da lì, una continua ascesa. Nel 1982 è l'affascinante Zack Mayo in "Ufficiale e gentiluomo" diretto da Taylor Hackford - interpretazione che gli valse un Golden Globe come miglior attore nel 1983.
Nel 1990 torna alla ribalta accanto a Julia Roberts nella  famosissima commedia romantica "Pretty Woman" di Garry Marshall (che gli valse un'altro Golden Globe come migliore attore nel 1991).


                                                   Richard Gere e Diane Lane in "Come un uragano".


Negli anni seguenti, Richard Gere continua a mietere successi. Film straordinari ormai entrati nella cultura cinematografica mondiale: da "Mr. Jones" (1993) di Mike Figgis  a "Se scappi, ti sposo" (1999) di Garry Marshall, da "Autumn in New York" (2000) di Joan Chen  a "Come un uragano" (2008) di George C. Wolfe, passando per "Shall we dance?" (2004) di Peter Chelson.



                                                                     Richard Gere ne "Gli invisibili".


Inoltre -come già detto -, l'attore è da anni impegnato in opere umanitarie a favore dei più deboli e in battaglie civili (come la lotta all'AIDS), e questo ha avuto espressione anche nella sua carriera attoriale.
Nel 2014, infatti, ha vestito i panni di un senza tetto di New York, nel film indipendente "Gli invisibili" di Oren Moverman. Una vita, quindi, in prima linea, non solo sul grande schermo, ma anche nella società civile. Ma non sono mancati neanche i successi personali. L'ultimo, pochi mesi fa: un secondo figlio avuto dalla compagna Alejandra Silva (sposata nel 2018),  che si affianca al primogenito Homer,  figlio della sua seconda moglie, Carey Lowell (la prima fu invece la celebre Cindy Crawford).
Ma, nonostante il successo e la popolarità ottenuti, Richard Gere è rimasto sempre fedele a se stesso. Ha sempre conservato la gentilezza e l'umiltà degli inizi, dimostrandolo più volte nelle occasioni di incontro col pubblico. E, nonostante il passare degli anni, ha anche conservato quel fascino e quell'eleganza che ne hanno fatto un'icona di stile.

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