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TRENT'ANNI DI CASA VIANELLO: LA "NOIA" DI CUI AVREMMO BISOGNO

 Se si nominano Sandra Mondaini e Raimondo Vianello - almeno per i più giovani come me - viene in mente una sola cosa: "Casa Vianello", la famosa sit-com (situation comedy) che ha consacrato al successo la coppia - nella vita e nel lavoro - più longeva nella storia dello spettacolo. Sono passati più di trent'anni. Era il 17 gennaio 1988 quando su Canale 5 - canale pilota delle Reti Mediaset, la tv privata dell'allora astro nascente Fininvest - andava in onda il primo episodio, portando in tv la quotidianità romanzata di una indissolubile coppia di artisti.


I due coniugi, grandi attori di Rivista, poi del cinema - Vianello fu partner di successo per anni al fianco di Ugo Tognazzi - sbarcarono nella Tv di Stato alle soglie degli anni '60, portando sul piccolo schermo una comicità familiare, fatta di battibecchi, punzecchiature e debolezze comuni a molte coppie italiane. Dopo anni di successo alla Rai, negli anni '80 passarono alle tv private dell'allora imprenditore Silvio Berlusconi. Canali nuovi, pronti all'innovazione e alla sperimentazione di nuovi generi - soprattutto per contrastare l'ex monopolio di Stato.
Ed infatti fu proprio la Mediaset a introdurre questo nuovo format televisivo in Italia. E sebbene, nel corso del tempo, la Rete abbia presentato altre sit-com, senz'altro "Casa Vianello" resta la più riuscita. I dati lo confermano: sedici edizioni, dal 1988 al 2007, replicate all'infinito nel corso degli anni anche sui canali digitali. Spin-off di altrettanto successo come "Cascina Vianello", "I misteri di Cascina Vianello" e "Crociera Vianello", film del 2008 (ultima apparizione dei due coniugi, morti due anni dopo).
Ed oggi, per celebrare i trent'anni della serie, su Mediaset-Extra, dalle 9 alle 19, sono andati in onda gli episodi più esilaranti di vent'anni di produzione, intervallati da interviste ad esperti che hanno illustrato un po' la sit-com ed i temi trattati.
La serie è ambientata nella abitazione dei Vianello. Si tratta di un appartamento, all'interno di un condominio. Naturalmente le scene si svolgono in pochi ambienti principali: il salotto, la cucina, la camera da letto e, a volte, l'atrio in cui si trova la portineria dello stabile.
 I principali personaggi che entrano in scena - oltre Sandra e Raimondo - sono la "storica" tata, Giorgia Trasselli, e, a seconda delle stagioni e degli episodi, altri condomini o persone ospitate in casa: commercianti e rappresentanti, commercialisti, avvocati, amici.
 In sostanza, la serie narra la normale quotidianità familiare dei due anziani protagonisti : un marito noioso, pigro, amante del calcio in tv e dedito a fare il "galletto" con avvenenti vicine di casa - nella speranza vana di conquistarle -, e una moglie stufa, annoiata dalla routine che non perde occasione per punzecchiare il marito.
 La sua popolarità - a mio avviso - è dovuta proprio a questo: descrivere gioie e delusioni quotidiane in cui tutti possono ritrovarsi. Gli uomini si sono riconosciuti in Raimondo, le donne in Sandra, trovando così giustificazione o sprono al loro comportamento.
 A me, invece, "Casa Vianello" ricorda l'infanzia. Oltre, infatti, ad averlo visto più e più volte in replica, ho avuto la fortuna di seguirlo in prima visione, quando andava in onda la domenica alle 19, su Canale 5.
Passavo quelle serate tra lacrime e gioia. Lacrime perché - ovviamente - ero dispiaciuto nel dover tornare a scuola il giorno dopo e ricominciare la "mia" routine. Gioia perché, naturalmente, mi divertivo a veder litigare Sandra e Raimondo che per me, in fondo, erano un po' come dei nonni. In qualche modo, cercavo sollievo nei loro discorsi e nelle loro battute. Penso che il momento più bello resta il finale: lui, in cerca di pace con "La Gazzetta dello Sport", e lei che, imperterrita, continua a ripetere, per l'ennesima volta, che hanno trascorso una giornata vuota e senza senso, concludendo l'episodio scalciando nel letto e ripetendo, come un mantra, la sua litania: "Che barba che noia, che noia che barba!".
E credo che sia proprio questa "noia", fatta di ironia delicata e mai volgare, quello di cui tutti oggi avremmo bisogno.

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