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BUON COMPLEANNO, JEAN!


Se ce la siamo presa (a torto) con Napoleone per averci rubato il “sorriso” della Gioconda, allora dovremmo avercela anche con lui, il bel francese che ha sottratto al cinema italiano uno dei sorrisi più splendidi: quello di Anna Maria Ferrero. Ma, forse, in tal caso, non si può parlare di un vero “furto”. In primo luogo, perché quello tra Jean Sorel e Anna Maria Ferrero è stato un amore profondo, reciproco e senza riserve, consacrato da un matrimonio e durato più di mezzo secolo, fino alla scomparsa di lei (nel 2018), che poco dopo le nozze decise di abbandonare il cinema per dedicarsi alla famiglia. In secondo luogo, perché lui, Jean Sorel, novant'anni oggi, ha pareggiato i conti con la sua bravura e la sua eleganza.





Marsigliese, bello, aitante, dallo sguardo azzurro come l’orizzonte in mare aperto, di aristocratiche origini ma di artistiche ambizioni, figlio di un paracadutista dell'esercito gollista morto durante la Seconda guerra mondiale, disobbedì alla madre che voleva farne un diplomatico prima arruolandosi e partecipando alla guerra d’Algeria, poi per seguire le proprie inclinazioni, dandosi inizialmente al teatro e successivamente al cinema, dove il suo volto da “bravo ragazzo” lo ha relegato per anni al ruolo del giovane onesto e perbene. 



Jean Sorel con Anna Maria Ferrero.



Il cinema internazionale, non solo quello francese, lo ha visto brillare per fascino e talento ma è il Belpaese che ha fatto di Jean Sorel l'antidivo perfetto: bravo, bello, capace, ma sempre un passo indietro. Ha toccato tutti i generi, dal drammatico alla commedia, passando per il poliziesco anni ’70, ma a dargli la notorietà è stato il cinema impegnato.



In alto, Jean Sorel ne "Le quattro giornate di Napoli" (1962) di Nanni Loy.
In basso, Sorel con Anna Maria Ferrero in "L'oro di Roma" (1961) di Carlo Lizzani.




Ha lavorato con Mauro Bolognini, Luchino Visconti, Carlo Lizzani e Nanni Loy. Come dimenticarlo nei panni del marinaio livornese (realmente esistito) fucilato dai nazisti all’indomani dell’8 settembre 1943 ne “Le quattro giornate di Napoli”. Oppure in quelli di Massimo, lo studente di medicina cattolico innamoratosi della sua bella collega di religione ebraica, interpretata proprio dalla Ferrero, ne “L’oro di Roma”. Negli ultimi anni della sua carriera, poi, Jean Sorel ha deciso di dedicarsi maggiormente alla televisione e al suo primo amore, il teatro, scegliendo ancora una volta il nostro Paese. Perché il suo legame con l’Italia - che gli ha dato molto di più della madrepatria - va ben oltre il successo personale. È un legame d’affetto profondo e sincero, come l’amore per la “sua” Anna Maria. E per quanto ammetterlo ci costi un po’, dobbiamo dire che quel sorriso rubato, memoria di un cinema lontano e magnifico, se l’è proprio meritato, come i nostri affettuosi e sinceri auguri. Buon compleanno, Jean!

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