Passa ai contenuti principali

 ELVIS: IL RAGAZZO DI SEMPRE, PER SEMPRE

«Fai qualcosa che valga la pena ricordare». Probabilmente l’aveva intuito. Aveva compreso cosa contasse davvero nella vita. Realizzare qualcosa di buono. Spendere la propria esistenza per rendersi eterni, a dispetto del tempo e dello spazio. Forse proprio per questo Elvis Presley è ancora qui con noi, col suo ciuffo imbrillantinato e il suo ancheggiare folle attorno a un microfono.



Love Me Tender, Heartbreak Hotel, Can’t Help Falling in Love, Hound Dog continuano a girare, vorticosamente, sul piatto di un giradischi immaginario, anche se fuoriescono da una piattaforma digitale. Elvis Presley conserva quella faccia da “dritto”, da bellimbusto che piace alle fanciulle, che i film della Paramount hanno per sempre consegnato alla storia. La sua voce è ancora qualcosa di potentemente presente, di “scandaloso” e invadente, come lo era il rock’n’roll per l'America puritana e perbenista degli anni ‘50. Tutto ciò è qualcosa che vale davvero la pena ricordare. Perché ricordare Elvis Presley non significa soltanto aver memoria di un ragazzo nato in una piccola casa nel Mississipi e diventato uomo, mito e star in una sontuosa villa di Memphis (lì dove trovò la morte, per un infarto, nell'agosto del 1977). Significa ricordare un modo di essere, di apparire, di fare musica, di pensare il mondo, di sognare: «Segui quel sogno, dovunque il sogno possa condurre». In tal caso verso l’eternità di una leggenda che a queste latitudini avrebbe compiuto novant’anni, pur restando il ragazzo di sempre, per sempre.

A.M.M.





Commenti

Post popolari in questo blog

DON CARLO CASCONE, IL RICORDO DI UN SORRISO DOLCE Braccia dietro la schiena, busto leggermente inclinato in avanti e su, un piede dopo l'altro, per la salita di Sant'Antuono, col basco calcato in testa e la tonaca svolazzante. Me lo ricordo così, don Carlo Cascone, quando la mattina, con la pioggia o con il sole, veniva a celebrare la messa feriale a pochi passi da casa mia, nella chiesetta di Sant'Antuono. Ci incontravamo sempre: io andavo a scuola e lui usciva dalla chiesa, a messa finita, fermandosi a parlare con i suoi parrocchiani, tra cui c’erano anche le mie nonne, Rosa e Assunta. Classe 1920, nativo di Lettere, vicino Napoli, don Carlo ha trascorso per oltre cinquant’anni la sua vita, terrena, spirituale e missionaria, a Lagonegro, in provincia di Potenza, dove è stato ordinato sacerdote nel 1943.  Monsignore per merito e per grazia dei suoi fedeli, prete saggio, generoso e popolare, devotissimo della Madonna di Sirino, al cui seguito, per decenni, è salito sulla ve...
C'ERA UNA VOLTA, IL TEATRO DELLE VITTORIE! Nell’estate televisiva in cui le menti offuscate dall’afa si ridestano, a sera, ai ricordi di  Techetecheté , ci capiterà di rivederlo. Nelle sue splendide scenografie, dal bianco e nero al colore, nei conduttori in abito da sera, da Lelio Luttazzi a Fabrizio Frizzi, negli acuti di Mina, nella diplomazia di Pippo Baudo, nelle mille luci di una facciata, quella di uno dei teatri più celebri della Rai, che era essa stessa un inno al divertimento del sabato sera. Da qualche tempo, quell’ingresso, per anni abbandonato al degrado estetico, è stato restaurato ma “in povertà”, lontano dai fasti di una storia cominciata ottant'anni fa, nel 1944, quando il Teatro delle Vittorie, sito in via Col di Lana, a Roma, veniva inaugurato nientepopodimeno che da una rivista di Totò e Anna Magnani.   Il "luminoso" ingresso del Teatro delle Vittorie.   Il delle Vittorie era un grande teatro specializzato negli spettacoli di varietà e rivista. Bal...
GIUSEPPE GUIDA, PASSIONE MAESTRA Un maestro, nel senso più “elementare” del termine. Perché prima che professore, preside, sindaco democristiano, storico e scrittore, Giuseppe Guida è stato, a mio avviso, un maestro. E non solo perché si diplomò allo storico Istituto Magistrale di Lagonegro. Giuseppe Guida possedeva infatti le qualità che - sempre a mio parere - dovrebbero essere proprie di un vero insegnante elementare (e non solo): empatia, sguardo lungo, curiosità, intelligenza. E di intelligenza “Peppino” Guida diede dimostrazione fin da bambino.  Nato il 17 settembre 1914, da proprietari terrieri del Farno, zona rurale alle porte di Lagonegro (Pz), Peppino era terzo di sette figli e i genitori, per permettergli di studiare, lo affidarono agli zii materni, commercianti, che si occuparono della sua istruzione. I loro sacrifici non furono vani e infatti Peppino Guida diede prova di grandi capacità intellettive e non solo. Accanto alla passione per gli studi umanistici, che lo con...